La storia dell’aloe Vera

L’Aloe Vera – storia

Ci sono più di 250 diverse varietà di Aloe, ma è l’Aloe Barbadensis Miller (Aloe Vera o “vera aloe”) la più efficace, ricca di vitamine, minerali, aminoacidi ed enzimi, che è stata maggiormente utilizzata dall’umanità in virtù delle proprietà medicinali che essa possiede.

L’Aloe Vera nell’antichità

L’Aloe Vera è conosciuta è utilizzata da millenni in diverse culture (greca, egiziana, indiana, messicana, giapponese e cinese) per le sue proprietà salutari, medicinali, cosmetiche, e per la sua efficacia nella cura della pelle.

I registri antichi dimostrano che i benefici dell’ Aloe Vera sono conosciuti da secoli, con i suoi vantaggi terapeutici e le proprietà curative. 2000 anni fa gli scienziati greci consideravano l’Aloe Vera come la panacea universale. Gli antichi egizi la chiamavano “la Pianta dell’Immortalità”. La prima documentazione, un manoscritto egiziano, risalente al 1550 a.C. e più dettagliata, di l’Aloe Vera compare sul “Papiro Ebers”, dove sono documentate una serie di formule per i’uso dell’aloe nella cura di vari disturbi sia interni che esterni. Le regine egiziane più famose, Nefertiti e Cleopatra, la sceglievano come elemento costante nei trattamenti di bellezza quotidiani.

I greci del IV secolo a.C. conoscevano anche l’aloe come prodotto dell’isola di Socotra, e la consideravano ovviamente inestimabile.

L’Aloe Vera è citata nella Bibbia e la leggenda suggerisce che Alessandro Magno conquistasse l’isola di Socotra nell’Oceano Indiano (vicino al Corno d’Africa) per assicurarsi forniture di Aloe per curare le ferite da combattimento dei suoi soldati. Dopo aver conquistato il re dei Persiani e il re delle Indie, Alessandro Magno fu consigliato da Aristotele di acquisire il possesso dell’isola che producesse aloe. Alessandro Magno ha rimosso gli abitanti originali di Socotra e li ha sostituiti con i greci, ai quali ha ordinato di preservare e proteggere l’aloe altamente apprezzata.

L’Aloe Vera in tempi recenti

La base dell’attuale interesse per l’Aloe vera risale alla metà degli anni ’30 quando i ricercatori hanno riportato con entusiasmo la rapida e completa guarigione dalle ustioni cutanee causate dai raggi X e dai raggi ultravioletti e gamma. Queste informazioni sono però incomplete in quanto non ci sono pervenuti aggiornamenti per alcuni decenni.

Nel 1966, Gertrude B. Foster ha citato l’Aloe nel suo libro, Herbs for Every Garden, osservando che era popolare nei tropici e come pianta di casa nei paesi temperati. Questo ha riportato l’Aloe all’attenzione del pubblico.

Verso la metà del nostro secolo la scienza ha cominciato a rendersi conto dell’effetto deleterio dell’ossidazione sulla qualità e l’efficacia del gel estratto dalla foglia, e quindi della riduzione delle sue proprietà mediche e terapeutiche.

Se si voleva far tornare in auge l’Aloe, bisognava trovare una tecnica per stabilizzare il gel e garantire perciò l’uso sicuro ed efficace .

Soltanto negli anni ’70 gli scienziati scoprirono un valido procedimento per separare l’aloina (ossia l’agente purgante che si trova immediatamente sotto la dura scorza verde) e la scorza, e quindi stabilizzare e conservare il gel estratto dalla foglia i maniera che fosse “essenzialmente identico al gel fresco”. Da allora la sua popolarità è esplosa.

Le origine del nome di Aloe Vera

Il nome “L’Aloe Vera” deriva dalla parola araba “Alloeh” che significa “brillante sostanza amara”, mentre “vera” in latino significa “vero”.

Il nome originale dato alla pianta dal botanico Linnaeus era A. perfoliata, che successivamente ha modificato A. p. var. vera.

A metà del 1700, il tassonomista Philip Miller lo chiamò A. barbadensis, probabilmente riferendosi alla sua proliferazione in Barbados. Alcuni anni prima, N. Burman aveva dato in modo indipendente l’attuale nome familiare A. vera. La pubblicazione di Burman apparentemente è passata inosservata all’inizio, e agli inizi del 1800, Webb e Berthelot hanno entrambi pubblicato il nome A. vera. Poiché la prima pubblicazione conosciuta di un nome botanico valido ha la precedenza sui nomi pubblicati successivamente, i tassonomisti si sono riferiti alla nomenclatura di Miller A. barbadensis. Quel nome è apparso in Hortus Third (Macmillan, 1976), che rapidamente divenne il riferimento tassonomico riconosciuto tra gli orticulturisti.

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